22/12/2025
Il mio 2025 si è aperto con l’arcano della Forza.
Mi suggeriva di cercarla dentro di me per misurare ciò che mi sarebbe accaduto con il coraggio e non con la tristezza.
Inizialmente non l’ho presa troppo sul serio.
Ora posso dire di aver capito.
Questo 2025 mi ha davvero presa a schiaffi. Posso sentire ancora il dolore di tutte le volte che mi ha colpito. Eppure non ho perso la speranza. Perché per quanto ha fatto male, è stato in grado anche di sciogliere molti nodi.
Ma andiamo per gradi.
Quest’anno è partito con un passo indietro a più o meno dieci anni fa, quando ho scelto di riaprire il mio cassetto dei sogni e riprendere quel racconto scritto in uno dei momenti più difficili della mia adolescenza, pensando semplicemente di scriverci sopra.
All’inizio è stata dura, ma poi, pian piano, ho preso il via. Mai avrei immaginato che, proprio sul più bello, quel momento si sarebbe ripresentato con la stessa forza, moltiplicata.
Come un tornado ha portato via tutto quello che avevo intorno. L’ambizione, la motivazione, il lavoro, i sogni, le passioni, i viaggi. La paura di perdere ha preso il centro della scena della mia vita. Io sono rimasta ferma, a denti stretti, in attesa che tornasse tutto al proprio posto. Ci sono stati mesi in cui non sapevo più quale fosse casa mia o le persone con cui volessi stare. Di fronte a me vedevo solo la mia famiglia. Le uniche persone che volessi davvero accanto erano tutte lontane da me.
Complesso.
Così, quando potevo, mi avvicinavo. E, nel frattempo, mettevo in discussione la mia intera esistenza.
Chi sono, cosa voglio fare, dove voglio vivere.
È questa la vita che voglio?
La prima scoperta che ho fatto è che non lo so.
La seconda è che non saperlo non è un problema.
Ora il tornado ha smesso di girare e le cose, pian piano, stanno tornando al loro posto. Mi ha stupita scoprire che, una volta che tutto si è fermato, tra i detriti e la polvere ho ritrovato, nello stesso identico punto in cui le avevo lasciate, sia la speranza che l’ambizione per ciò in cui credo davvero. All’appello dei miei averi qualcosa manca ancora, ma forse dovrei accettare che non fosse destinato a me. I nodi del mio carattere, invece, erano ancora lì. Di solito si nascondono per non farsi vedere eppure li ho ritrovati lì, tutti in fila in attesa che prendessi la fatidica decisione. Non con poca difficoltà, l’ho fatto. Gli ho dato una forma, poi un colore e infine un nome fino a iniziare capire come scioglierli. Si dice che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma penso sia già un buon inizio. Il tornado ha spazzato via anche più di qualcuno che mi girava intorno. Il vento era davvero fortissimo, ve lo assicuro. Eppure quando mi sono guardata accanto qualcuno c’era ancora. Ricordo bene l’espressione delle persone rimaste: avevano il braccio teso verso di me e aspettavano solo che le notassi e ricominciassi a muovermi. Per molto tempo tutta quella polvere mi ha impedito di vedere la loro mano tesa. E anche se spesso mi sono sentita sola, ho capito che non lo sono mai stata.
Insomma 2025 sei stato un vero disastro. Però ti ringrazio lo stesso. Perché in fondo credo che nulla succeda per caso, ma soprattutto perché alla fine ci hai lasciato vincere. Per questo ti sarò per sempre grata.
Cosa mi auguro per il 2026? Sono scaramantica, di certo non lo scriverò qui. Ma sicuramente tante e luminose “stelle”.
