14/5/2025
Succede che spesso dò peso a cose che di peso non dovrebbero averne.
Tipo un giorno una persona che stimavo molto e per questo aveva quel tipo di peso per me, mi ha detto una cosa. Delle parole che unite in un’unica sintassi mi hanno colpito dritto in petto. Dal petto sono poi scese nell’intestino e risalite al cervello. Quella persona è poi uscita dalla mia vita nel giro di una o due settimane ma la sua sintassi è rimasta lì. Esattamente dov’era arrivata. Come una scheggia che ormai si è infilata sotto il piede e che, anche se ti permette di camminare, continua a darti fastidio.
Quella sintassi ormai si era insidiata lì. Allora sono andata a fondo. Mi sono chiesta perchè quelle parole mi erano rimaste così tanto impresse. Mi sono risposta che forse è perché sono troppo pesante e che avrei potuto lasciarle solo in quel momento senza continuare a portarmele dietro.
Ma no, continuare a dirmi brutte parole sul mio conto non poteva funzionare.
Dovevo andare fino in fondo.
Allora ci sono andata e per questo ora mi trovo qui.
All’1 di un martedì notte che è ormai mercoledì mattina, la sveglia puntata alle 7:00 e nessuna voglia di dormire perché la mia priorità ora è questa. Riempire la pagina bianca. La numero 102 per l’esattezza. Riempirla di un’idea che è diventata prima racconto e poi, forse, romanzo. Di cose che ho vissuto e di altre che ho saputo. Di una cronologia diversa degli eventi, o storie di persone che senza saperlo si intrecciano e diventano altro da quello che sono. Di fantasia e realtà. Di emozioni, tante e vere. Di parole che hanno creato una sintassi che poi è uscita dalla bocca di una persona che stimavo parecchio e che per questo ha avuto un peso. Di un macigno che mi si è insidiato nella mente per poi trasformarsi in qualcos’altro.
E allora grazie peso.
Per una volta sei stato utile.
