Questa stanza è piena di polvere ma non sembra essere stata chiusa troppo tempo fa. Ci sono dentro mobili da grande e indumenti da bambina o, per lo meno, di qualcuno molto esile. Trovo una lettera a terra, anche questa sembra essere di non troppo tempo fa. La scrittura però sono sicura non sia la mia. La leggo.
“Cara bambina,
ti ho vista diventare grande un po’ da sola un po’ spinta da altri e mi piace molto chi sei ora. Io lo so che tutto quello che hai l’hai ottenuto da sola ma so anche che dentro provi costantemente una sensazione di debito con il mondo intero. La stessa sensazione che ti spinge a sforzarti di essere la migliore versione di te in tutto. Non sei stanca?
Vorrei tanto che riuscissi a sbloccarti e ad aprire le tue stanze al mondo. So che ci stai provando ma qui c’è così tanta polvere che sembra non entrare qualcuno da anni. So che ci stai lavorando tanto ma sembra che tu stia cercando qualcosa o qualcuno che ti dia una mano. Lo sai come si dice? Che la mano che ti serve puoi trovarla sempre alla fine del tuo braccio.
Mi hai parlato di questi occhi che ti hanno fatto provare di nuovo quelle cose strane nella pancia. Quelle robe che non si possono spiegare a parole ma che ti fanno tanta paura. Forse sei entrata nella stanza giusta per capire di cosa si tratta.
Una volta ho sentito parlare di persone emotivamente non disponibili che cercano il loro riflesso all’esterno. Persone così desiderose di amore ma così scostanti e incapaci di comunicare i loro bisogni. Bambina mia per un attimo ho pensato di essere proprio io. E allora questi occhi cosa sono? Io non ci vedo dentro il mio riflesso. E il blocco nella pancia? Forse è solo una reazione alla paura.
Comunque per non aspettare troppo io una risposta me la sono data. Mi sono detta che l’amore alla fine non lo voglio perché non fa per me, le cose definitive mi terrorizzano e la noia potrebbe uccidermi.
Cara bambina non ti credere mai quando ti dirai queste cose.
Non sono entrata nelle tue stanze per darti delle risposte, non so parlarti di quegli occhi ne so dirti da dove venga questo blocco in pancia. So però che ogni volta che ti senti così ti chiudi qui dentro. Non sei stanca di nasconderti?
Sappi che la porta è sempre aperta e tu puoi aprirla quando e come vuoi. Magari togliamo un po’ di polvere e la teniamo aperta per un po’. Ti va di provare insieme?
Sappi che qualsiasi cosa accada dopo non dipende da cosa c’è dentro, se è troppo impolverata o se tu bambina mia sei troppo impaurita. A volte anche se l’incastro non dovesse essere quello giusto vale comunque la pena provare.”
Ho preso la lettera e l’ho portata con me nei giorni a seguire. In quella stanza non ci sono più entrata ma la porta è ancora aperta e la bambina è qui con me.
La scrittura non era la mia ma le emozioni si. Se mi sono data delle risposte? Non credo ci siano.
A volte si tratta solo di saper riconoscere i propri bisogni e saperli comunicare.
Ripartiamo insieme da qui.
