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La scatola dei difetti

09/04/2021

Ciao, come stai? Anzi, non so se voglio saperlo. In realtà sono qui perché vorrei farti un regalo e donarti la parte peggiore di me. Quella un po’ rotta che si mangia le unghie per il nervoso e non riesce a parlare per l’ansia. So che non è proprio un dono ma per me è importante.

Ecco, tieni questa è la mia scatola dei difetti e delle cose che ancora non so di me. Ci ho messo dentro le mie insicurezze e le mie paranoie, quelle che quando entro in un pensiero e imbocco nella strada sbagliata, mi trovo in un labirinto da cui non riesco più a uscire. Perché vorrei che tu fossi la mia uscita di emergenza.

Ci ho messo le mie giornate nere, quelle in cui me la prendo con chi non dovrei solo perché so per certo che potrà perdonarmi. Perché vorrei sapere che tu potrai passarci sopra.

Ci ho messo i miei silenzi, quelli di una logorroica che mette parole ovunque, quelli che senza rumore suonano il campanello d’allarme del “c’è qualcosa che non va”. Perché vorrei che tu fossi la mia voce quando io preferisco la modalità aereo.

Ci ho messo anche le cose che mi succedono ma ho paura di capire o quelle che non vorrei affrontare. Perché vorrei che tu le lèggessi prima di me per dirmi che in fondo non c’è da preoccuparsi perché andrà tutto bene.

Questa scatola è così importante per me che l’ho donata solo a 5 persone in tutta la mia vita, e due sono i miei genitori. Senti, prova a prenderla, è pesante vero?

Te la dono appena prima di andare via perché sono certa che non riusciresti a sopportarne il peso. Puoi decidere tu cosa farne: puoi buttarla al primo cassonetto per strada, tenerla nell’angolo dell’armadio, aprirla e lasciarla sulla scrivania per un po’ o aprirla e usarla per capirmi.

Ciao, come stai? Anzi, non so se voglio saperlo. In realtà sono qui perché non vedo più la destinazione del nostro viaggio e sento di voler scendere alla prossima fermata, da sola.

Hai fermato il treno di colpo per una sosta d’emergenza e hai finito per accompagnarmi alla porta d’uscita, sono scesa dal in silenzio e, ad aprile, ho sentito di nuovo freddo. La scatola dei difetti l’ho portata via con me; ho preferito non lasciare niente a bordo e poi, in fondo, io sono abituata a quel peso; posso continuare a portarlo ancora per un po’.


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